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Vanità
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Nel linguaggio comune, il mwcgtermine mwcwvanità indica un'eccessiva fiducia nelle proprie capacità e ingiustificata fiducia di piacere agli altri. Prima del mwdaXIV secolo non aveva alcun significato mwdqnarcisistico, ma era considerata una futilità. Il relativo termine mwdgvanagloria oggi è visto come un mwdwsinonimo arcaico di "vanità", un'ingiustificata vanteria. Dal suffisso mweavanus (mancanza di) e dal latino mweqgloria.
In ambito mwewfilosofico, la vanità si riferisce ad un più ampio senso di mwfaegoismo e mwfqsuperbia. mwfgFriedrich Nietzsche scrisse che, secondo lui, "la vanità è la paura di apparire originali: perciò è una mancanza di superbia, ma non necessariamente di originalità". In uno dei suoi mwfwaforismi, Mason Cooley disse che "la vanità, nutrita bene, diventa benevola. Se affamata, diventa maligna".
In molte mwggreligioni la vanità, nel suo significato più moderno, è considerata come una forma di auto-mwgwidolatria, nella quale l'individuo rifiuta mwhaDio per la sua propria immagine, e di conseguenza non gli viene più concessa la mwhqgrazia divina. Le storie di mwhgLucifero, di mwhwAdamo ed mwiaEva, di mwiqNarciso e di vari altri accompagnano i protagonisti verso l'aspetto insidioso della vanità stessa. Negli insegnamenti mwigCristiani la vanità è vista come un esempio della superbia, una dei mwiwsette peccati capitali. Questo elenco si è allargato ultimamente con l'aggiunta della mwjavanagloria, considerata un mwjqpeccato indipendente dalla superbia, e quindi non riconducibile ad essa.
Contents
• Note
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Definizione ed etimologia
«Vanità, dal lat.
vanitas,-atis
, astr. di
vanus
.»
(Giacomo Devoto cite-ref-1[1])
«Vano» può significare vuoto, ma anche inutile, futile, inconsistente, fugace, inane; più apparenza che sostanza. La connotazione del termine e dei suoi derivati quindi è negativa, oltre che duplice, nel senso di:
• assenza di corporeità, mancanza di consistenza materiale;
• mancanza di efficacia o di utilità. Inconsistenza; fugacità.
In psicologia
Termini come mwrqnarciso in luogo di mwrgvanitoso, o mwrwmwsanarcisismo in luogo di mwsqvanità, sono nati verso la fine del diciannovesimo secolo con la nascita dei primi studi mwsgpsicoanalitici. Oggi vengono erroneamente usati come sinonimicite-ref-2[2].
Quando è definita narcisismo, la vanità acquista una connotazione squisitamente patologica.
Nel comportamento umano
Nel mwwgcomportamento umano, la vanità viene vista come futile e puerile compiacimento di sé; assenza di valori morali; mwwwsuperficialità, mancanza di serietàcite-ref-3[3].
Il mwyqDizionario mwyganalogico della lingua italiana spiega la voce "vanità" con: «immodestia, civetteria; spocchia; narcisismo, egocentrismo", da cui discendono le "Azioni: farsi bello, pavoneggiarsi, fare il pavone, fare il gallo; fare la ruota, darsi importanza, mettersi in evidenza, mettersi in mostra». Gli aggettivi applicabili alle persone sono in questo caso "vanesio, vanitoso, fatuo, tronfio; pavone, Narciso; smorfiosa, civetta."cite-ref-4[4]
Nel suo mwaaDizionario dei sinonimi della lingua italiana, mwaqNiccolò Tommaseo pone il termine "vanità" (nell'ambito dei comportamenti umani) nell'area semantica della mwagsuperbia insieme ad alterigia, orgoglio, disdegno, presunzione. «La vanità è vana opinione del proprio merito, congiunta alla smania di mettere il proprio merito in cose vane e dappoco. La vanità ha più del ridicolo che i vizii notati [...] viene da leggerezza di mente [...]. Tanto la vanità si distingue dai vizii notati, che in luogo d'essere mwawarrogante, ambiziosa, presuntuosa, altera, superba, la si collega, talvolta, a certa semplicità, a certa grazia; in specialità nelle donne».cite-ref-5[5]
Comunemente la mwdgvanità è definita come l'eccessivo desiderio di attuare una propria perfetta immagine (perfetta dal punto di vista del soggetto che la ricerca) da esporre al mwdwpubblico, al mweaprossimo o al mweqmondo. Nel parlare popolare, alcuni confondono la vanità con l'mwegorgoglio e l'mwewegoismo o la mwfasuperbia. Ma appartiene più all'area della superficialità che del male. La religione cattolica, ad esempio, non la vanità, bensì la superbia annovera tra i mwfqvizi capitalicite-ref-6[6].
«Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d'avorio, il candore del volto soffuso di rossore [...] Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice! [...] Ignorava cosa fosse quel che vedeva, ma ardeva per quell'immagine [...]»cite-ref-7[7] finendo, in tal modo, di morire d'amore.
Nella Bibbia
Famoso è il verso di mwjqQohelet 1,2: "Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità".
La parola ebraica "vanità" è un mwjwsuperlativocite-ref-8[8] che letteralmente significa "vuoto" e "soffio di vento" per indicare l'idea del fiato che, appena emesso, già sparisce, la precarietà e l'inconsistenza delle cose terrene che periscono subito.
In pittura
Vanità è una particolare specie di natura morta in cui la composizione allegorica suggerisce l'idea che l'esistenza è vuota, inutile, la vita umana è precaria e di scarsa importanza. Molto in voga nel Barocco specialmente nei Paesi Bassi, il tema della vanità venne esteso a composizioni pittoriche in cui si trovavano rappresentati anche personaggi ancora viventi, come nel caso de "Gli Ambasciatori" di mwlwHolbein.
Il titolo e la concezione di base sono presi da un versetto del mwmqQoelet (o mwmgmwmwEcclesiaste), libro dell'mwnaAntico Testamento: «הֲבֵל הֲבָלִים הַכֹּל הָֽבֶלmwnq » («mwngmwnwvanitas vanitatum et omnia vanitas», cioè "vanità delle vanità, tutto è vanità"). Ciò che viene tradotto con la parola vanità, significa letteralmente "alito leggero, soffio effimero». Il messaggio è l'invito a meditare sulla natura precaria e vuota della vita umana, sull'inutilità dei piaceri terreni di fronte alla morte sempre in agguato.
Note
cite-note-11. ↑ mw4aGiacomo Devoto, mw4qDizionario etimologico. Avviamento alla etimologia italiana, Le Monnier, Firenze 1968.
cite-note-22. ↑ Tommaseo: sinonimi sono termini che non hanno identico valore, hanno invece una certa contiguità semantica, il loro significato è molto simile, ma per qualche sottigliezza si discostano l'uno dall'altro. Dizionario dei sinonimi della lingua italiana
cite-note-33. ↑ La vanità si può quindi considerare come un difetto o un tratto spiacevole della persona, e non confusa con la superbia. Non appartiene perciò all'insieme dei sette vizi capitali che, in ordine alfabetico sono: accidia, avarizia, gola, invidia, ira, lussuria, superbia
cite-note-55. ↑ mw8aDizionario dei sinonimi della lingua italiana, voce 3255.1830.
cite-note-66. ↑ Lucifero pecca di Superbia, vuole il potere totale, sopra tutto e sopra Dio. Per questo peccato capitale viene punito, e da Angelo Portatore di Luce, diviene re della notte e del male.
cite-note-77. ↑ Ovidio, mw9wMetamorfosi III, 420 e segg.
cite-note-88. ↑ mw-wmw-amw-qBibbiaEdu: Bibbia CEI 2008 - Antico Testamento - Libri Sapienziali - Qoelet - 1, su mw-gwww.bibbiaedu.it. mw-wURL consultato il 3 agosto 2025.
Voci correlate
• mwaqmEgoismo
• mwaquFalò delle vanità
• mwaqcHýbris
• mwaqkIo (psicologia)
• mwaqsNarcisismo
• mwaq0Narciso (mitologia)
• mwaq8Superbia
• mwareVanitas vanitatum
• mwarmmwarqVanitas
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